- Pilone Madonna di Lourdes in Tetti Giro
- Pilone di San Michele
- Pilone di San Giovanni Battista
- Pilone del Brin
- Pilone delle anime del Purgatorio
- Pilone del Crocefisso, dell’Immacolata e di San Rocco
- Pilone della Madonna di Lourdes in San Salvà
- Pilone della Partoriente
- Pilone della Madonna
- Pilone dell'Immacolata Concezione
- Pilone del Bambino Gesu
A cura di Carlo Smeriglio
Pilone Madonna di Lourdes in Tetti Giro

Edicola situata a lato della via Tetti Giro, di fronte al salumificio Lenti, e incassata in una recinzione. È provvista di una porta a grata, costruita dopo il 1858 circa.
Nel 2008 la famiglia Lenti, per lavori in corso, ha demolito il tratto dell’antica recinzione e lo ha ricostruito, creando una edicola formata da due colonne laterali unite da un arco e all’interno è stata posto il simulato originale.
Pilone di San Michele
Il pilone di San Michele arcangelo sorge ad ovest dell’abitato di Tetti Giro, in fondo a Via della Stazione, pochi metri oltre il sottopassaggio della ferrovia in una zona detta appunto regione San Michele. In quella zona vi era un tempo una cappella di proprietà della famiglia Tana, Consignori di Santena fin dal 1449 e che avevano l’usanza di costruire cappelle ai limiti delle loro proprietà terriere. Dalla visita fatta ad essa il 12 ottobre 1671 dall’arcivescovo mons. Michele Beggiamo sappiamo che era dedicata a San Michele arcangelo, aveva davanti un porticato chiuso da una cancellata di legno, all’interno aveva una icona del titolare, un quadro della Beata Vergine e uno di San Giovanni Battista.

Nel luogo della chiesetta demolita, quasi a sua memoria fu poi eretto l’attuale pilone. E’ una costruzione quadrata in muratura, il lato misura 1,70 metri ed è alto 3 metri circa. Il tetto a quattro spioventi ha sulla sommità una croce in ferro. Le pareti laterali sono prive di intonaco, con nicchie lineari poco profonde. La parete frontale è invece intonacata, ha un basamento a gradini, è provvista di porta in ferro e lunetta fissa. All’interno, sulla parete di fondo, un cielo dipinto e una piccola statua di San Michele arcangelo. La statua originale è stata trafugata da ignoti e venne sostituita prima con un quadro poi con la statua attuale.
Il nome di Michele (Mi ka el = “chi come Dio?” grido di guerra in difesa dei diritti dell’Eterno) ricorre cinque volte nella Sacra Scrittura, presentato sempre come principe e capo supremo dell’esercito degli angeli, schiere che poi entreranno in lotta contro le schiere di chi voleva farsi uguale a Dio.
Restaurato alla metà del 2013 dalle sorelle Bassino in memoria di Francesco e Alberto Migliore.
Pilone di San Giovanni Battista

L’edicola di San Giovanni Battista è situata nella recinzione dello stabile numero civico 5 di Strada Gamenario, nella zona e Borgata omonima. Questa zona è ricca di storia e anticamente portava già l’odierna denominazione. Lo storico e antico palazzo esistente nella zona di Gamenario, nel tempo era stato acquisito dai nobili chieresi Tana, divenuti così Consignori di Santena. Vi era in questo castello una cappella dedicata a San Carlo Borromeo e dotata di beneficio semplice fondato dal conte Gianbattista Tana il 21 luglio 1649; beneficio trasportato alla cappella della Cascina Massetta a metà ‘700.
I Birago di Roaschia, anch’essi Consignori di Santena dal 1664, erano diventati proprietari di parte del Gamenario.
La contessa Rosa Anna Teresa Albrione, moglie del conte Giovanni Battista Filiberto Birago di Roaschia, nel 1760 aveva fatto edificare nella chiesa di Santena un altare a Santa Elisabetta e ottenuto dall’Arcivescovo il permesso di farvi dipingere le sue armi. Nel 1773, con atto rogato dal notaio Domenino Domenico il 21 Febbraio.
I Rettori della Compagnia del Corpus Domini accettavano la proposta della contessa Rosa Anna Teresa di rifare a sue spese sempre nella chiesa di Santena la sacrestia, perché angusta e rovinosa, di costruire sopra di essa una camera per riporvi le suppellettili della chiesa, e di costruire un Oratorio vicino al presbiterio per assistere alla Messa e alle funzioni, non avendo essa alcun banco privato in chiesa.
Nel 1864 il palazzo di Gamenario e i beni circostanti vengono ceduti dai discendenti del marchese Cocconito alla Banca Levi e Sacerdote di Chieri e, due anni dopo, il castello con cappella e giardini annessi i cinti di mura vengono ceduti dalla banca a famiglie santenesi.
Come segno di devozione, presso l’edicola di Gamenario attualmente per desiderio degli abitanti del Borgo, la sera del giorno 24 giugno si tiene la festa della sua natività, il Parroco vi celebra Messa.
Pilone del Brin
E’ uso corrente denominare piloni le piccole edicole o i tabernacoli contenenti immagini sacre posti nelle campagne dei paesi o in prossimità dei centri abitati. Sono detti “piliun” in dialetto tipicamente santenese, “pilon” in lingua piemontese.
Uno dei più antichi è il Pilone di Brin, il quale sorge vicino al confine tra il territorio di Santena e quello di Villastellone, sul ciglio della strada vicinale “In mezzo alle vie”. Tale strada inizia al termine di via Berrino, costeggia il lato est del Cimitero, attraversa la circonvallazione e tende a Villastellone.

E’ costruito in mattoni intonacato, con pareti piane, copertura in lastre di pietra a due spioventi e una porta frontale a sbarre di ferro. Sul Foglio 68 della Carta d’Italia dell’Istituto Geografico Militare rilevata nel 1880, compare con la denominazione Pilone di Berrino.
Questa piccola cappella conosciuta come “piliun de la rufa”, era in passato meta di mamme che per nove giorni consecutivi recitando una decina del Santo Rosario, vi portavano come in pellegrinaggio i figli affetti da crosta lattea, conosciuta appunto come “rufa”. Come segno tangibile lasciavano poi nel pilone una cuffietta o altro indumento dei bambini.
Su questo tempietto il trascorrere del tempo aveva lasciato pesanti segni di degrado sia all’esterno che all’interno, e a ottobre del 2019, Ernesto Dorato, proprietario del sito dove sorge, insieme a una squadra di volontari ne hanno iniziato il restauro. Tosco Roberto usando i materiali offerti da Giovanni Bechis ha restaurato tutto l’esterno, Franco Negro ha dipinto le pareti interne e le cornici raffigurando le immagini della Madonna e dei santi detti prima, Cristina Cavaglià ha restaurato le pitture dei medaglioni, don Giovanni Griva ha provveduto alla tinteggiatura esterna. Il 27 maggio 2020, presenti i restauratori e altre persone intervenute, il pilone è stato simbolicamente inaugurato. Presenti il priore don Beppe Zorzan e don Giovanni Griva per la rituale benedizione.
Pilone delle anime del Purgatorio
È situato all’angolo di via Torino con via Genova, prima del 1925 era via del Pilone.
È una edicola a forma quadrata, di pregevole fattura, con il tetto a due spioventi sormontati da una croce con raggi in ferro battuto. Sulla facciata in alto un timpano, una pensilina sorretta da elementi in ferro battuto posta sopra l’ingresso. La porta d’ingresso e la lunetta sovrastante sono in ferro, provviste entrambe di vetro. All’esterno, sul lato destro, una nicchia protetta da una grata metallica ha sul fondo un pannello dipinto con l’immagine di San Francesco d’Assisi. Uguale nicchia sul lato sinistro, nella quale è dipinta la figura di San Giovanni Battista. Sul davanti, a lato della porta, una piccola lapide con scritto “Elemosina per suffragare le Anime Purganti”, e sotto ad essa la feritoia di una bussola per accogliere queste offerte.

L’interno è decorato. La parete di fondo, sulla parte superiore, presenta un dipinto raffigurante la Madonna con il Cristo deposto dalla Croce, e in quella inferiore, forse un tempo erano raffigurate le Anime del Purgatorio. Potrebbe essere questo il motivo per essere conosciuto come Pilone della Anime. Sulla parete interna destra è dipinta l’immagine di San Lorenzo, il Patrono della nostra città, e su quella sinistra un dipinto in cui si può ravvisare San Barnaba, altro santo venerato dai santenesi.
Presenti all’interno degli ex voto, fiori, lumini e due lampade sempre accese. Un tempo, questo pilone era quasi solitario in quel punto, posto quasi sulla sponda del Santenassa, e la zona circostante era indicata come “el pigliun”. Si festeggiava la Madonna Addolorata nel mese di settembre. Era anche il punto di ritrovo dei santenesi commercianti di asparagi, dal quale essi partivano durante la notte con carri e cavalli alla volta dei mercati di Torino, e molti mettevano una moneta nella bussola delle offerte.
La proprietà è della famiglia Mosso, costruito dal bisnonno di Marcello in memoria del figlio Luigi morto nel seminario di Valdocco nel 1875 per tubercolosi, e come molti altri segni sacri presenti sul nostro territorio, anche questo fa parte della storia del nostro paese, quindi un segno da conservare per le generazioni future.
Pilone del Crocefisso, dell’Immacolata e di San Rocco

È situato al bivio di via Tetti Giro e via Avataneo, al termine di via Principe Amedeo. Pilone in muratura, intonacato, a base triangolare, presenta una struttura elaborata ed elegante. Il tetto è a cupola a tre spioventi, elaborato con modanature e frontalini, sormontato da croce in ferro. Le tre pareti hanno nicchie incavate, ornate da modanature e capitelli, provviste di fregi in rilievo sia nell’ovale della parte superiore che nella base, e il tutto messo in risalto da colorazioni diverse.

All’interno le nicchie sono state dipinte facendo riferimento al luogo verso il quale esse guardano. Quella di sinistra volta verso Tetti Giro presenta l’immagine dell’Immacolata Concezione in quanto gli abitanti della borgata sono particolarmente devoti ad essa e la loro cappella ha quel titolo. La nicchia di destra volta verso la borgata Avataneo e Gamenario presenta l’immagine di San Rocco, titolare della cappella situata più avanti in quella stessa via. La nicchia frontale che guarda verso la chiesa parrocchiale ha l’immagine del Crocefisso con ai piedi la Madonna e San Giovanni.

Secondo alcuni fu costruito per volontà del Canonico Avataneo proprietario dei terreni di quella zona, poi passata ad altri proprietari. Nel 2002, il sig. Giovanni Molino, contemporaneamente alla ristrutturazione dei fabbricati vicini, ha provveduto a far restaurare e abbellire questa struttura e a ridipingere le nicchie. Attualmente il pilone è proprietà del vicino condominio essendo situato sul suo terreno. Non si riscontrano devozioni particolari, esistendoci già nelle vicine cappelle dedicate in particolare all’Immacolata Concezione e San Rocco.
Pilone della Madonna di Lourdes in San Salvà
È un’edicola dedicata a Nostra Signora di Lourdes. Sorge a lato di via San Salvà nel tratto finale vicino alla circonvallazione, su terreno di proprietà presso lo stabile numero civico 29, abitazione della famiglia Tesio. È una costruzione in cotto a vista, misura 1,40 per 1,53 metri di lato e 3,30 metri di altezza. L’apertura a volta ogivale è protetta da una porta in vetro; il sovrastante timpano contiene la scritta: “ONORE E GLORIA A NOSTRA SIGNORA DI LOURDES”.
Il tetto ha due spioventi sormontato da una croce in pietra. All’interno, la parete di fondo è dipinta come una grotta e davanti ad essa una statua della Madonna di Lourdes. Su una parete laterale interna un medaglione raffigurante la Santa Bernardetta Subirous.

Margherita Ghibaudo e Filippo Tesio, da poco sposati, si recano all’Ospedale Sant’Anna di Torino per una visita specialistica da parte di un insigne professore. Ascoltando l’esito della visita, essi sono pervasi da grande tristezza e sconforto.
Poco tempo dopo, Margherita e Filippo accettano l’invito degli zii di accompagnarli in pellegrinaggio a Lourdes. Essi partono per questo viaggio, ma senza avere in animo particolari aspettative o nutrire delle segrete speranze. Mentre sono nel luogo sacro, in un momento di riflessione e meditazione, Filippo pensa: “se la Madonna mi fa la grazia io costruirò un pilone in suo onore”.
Trascorso il tempo concordato, Margherita e Filippo ritornano all’ospedale dal medesimo medico, e subito dopo aver effettuato la visita di controllo, il suo comportamento diventa strano. Convoca infermiere, chiede e visiona cartelle cliniche ed esami precedenti, ed infine si rivolge ai coniugi chiedendo se nei giorni compresi tra le due visite hanno fatto qualcosa o sono ricorsi a qualcuno. La risposta è assolutamente negativa; nel tempo trascorso tra l’attuale visita e quella precedente, l’unico fatto da considerare di rilievo è stato il pellegrinaggio a Lourdes.
A quel punto il medico, ancora più stupito, comunica che questo secondo esame ha rilevato una condizione completamente diversa da quella rilevata dal primo. Ora si è di fronte ad una situazione clinica perfettamente normale. E questa realtà viene ampiamente confermata quando dalla loro unione nasce una bimba: Silvia.
Così Filippo nel 1991 dà indicazioni e ordine al geom. Filippo Oddenino di progettare e costruire un pilone vicino alla sua casa, mantenendo così la promessa fatta a suo tempo nel luogo dell’apparizione della Madonna. Diciotto mesi dopo nasce un’altra bimba: Miriam.
Credo che sia doveroso tramandare tutto questo ai posteri.
Pilone della Partoriente
In generale, i fedeli attribuiscono ad alcuni Santi la particolare vocazione ad intercedere presso Dio per ottenere a loro aiuto e conforto in determinate situazioni. Per questo motivo alcuni santuari e alcuni edifici di culto diventano meta di pellegrini anche provenienti da luoghi distanti per invocare aiuto e grazie specifiche che per tradizione vengo concesse se chieste in quel luogo anziché in un altro. Sono comunque dimostrazioni di devozione e di fede, e all’origine di tutto questo ci sono quasi sempre dei fatti.
Sono considerati a questo modo dalle popolazioni locali anche alcune edicole e piloni situati nel proprio territorio, e talvolta il motivo per cui sono visitati dai devoti viene riportato in qualche modo nella loro denominazione. E’ questo il caso del ” Pilone della Partoriente”, dove si raccomandavano alla Madonna le donne in procinto di diventare mamme e per rendere grazie dopo il lieto evento. Tale denominazione mi è stata confermata ancora pochi anni fa da un’anziana signora.

Tale pilone è situato in località Tetti Busso, a lato di via Alberassa, sul terreno del numero civico 16. Edicola in muratura a pianta quadrata, misura 1,25 metri di lato e 2,80 metri di altezza. La facciata ha un timpano e una porta in ferro di forma rettangolare. Il tetto è a due spioventi sormontato da croce in ferro. All’interno al centro della volta è dipinto il simbolo dello Spirito Santo e sulla parete di fondo un dipinto di pregevole fattura rappresentante la Madonna con il Bambino Gesù.
Questo dipinto porta i segni del tempo nella sua parte inferiore. Sempre all’interno su ognuna delle due pareti laterali, si notano ancora due figure dipinte rivolte verso l’immagine della Madonna della parete di fondo. Le identità di questi dipinti sono ormai indecifrabile (lo erano già dieci anni fa); è sicuro che sono immagini di santi perché si notano ancora le aureole. All’interno, alla base dei dipinti, ripiani con fiori e lumini. Questo pilone fu costruito nel 1884 dalla nonna di Giuseppe Razzetti della Trinità (Pinin) per grazia ricevuta, essendo usciti indenni dopo essere stati coinvolti nel ribaltamento di un carro trainato da buoi. Sono incidenti tipici dell’epoca, e situazioni simili sono sovente raffigurate negli ex voto esposti nelle chiese e nello scalone della nostra chiesa parrocchiale.
A cura della famiglia Bergoglio che ne è ora proprietaria, recentemente è stato restaurato l’intonaco esterno e sistemato il terreno circostante allo scopo di impedire che il pavimento possa essere invaso dall’acqua proveniente dalla strada in occasione di forti precipitazioni. Ora rimane da restaurare l’interno, se possibile farlo, o ridipingerlo per portarlo alle condizioni originali.
Con la speranza che rendere noto tutto questo serva a destare l’interesse di restauratori, decoratori, pittori, e di quanti hanno a cuore la conservazione di questi segni sacri sul territorio santenese, essendo essi testimonianza della fede dei padri e ricordi di frammenti di storia del passato.
Pilone della Madonna
Il Pilone della Madonna è situato al confine del terreno della Cascina Massetta, il quale coincide con il confine tra il territorio comunale di Santena e quello di Poirino, a lato della Strada Alberassa e prossimo alle prime case dei Favari. La cascina Massetta per generazioni è stata proprietà dei Tana, Consignori di Santena, e verso il 1745 essi vi costruirono una cappella intitolata ai tre Re Magi. L’esistenza di questa chiesa è confermata da una relazione che il vicario di Santena don Giovanni Alberto Patrone aveva redatto nel 1768 per ordine dell’Arcivescovo di Torino, circa lo stato morale e religioso di Santena. Questa cappella godeva di un beneficio semplice e ne era investito l’abate Paolo Ignazio Tana di Chieri. In essa si officiava sicuramente anche per gli abitanti delle case coloniche sparse sui territori vicini.

Nel 1882 la famiglia Cavaglià, succeduta ai Tana nella proprietà della Cascina Massetta, in sostituzione della chiesa demolita nel frattempo, fece erigere un pilone. In origine questa edicola era a pianta rettangolare misurava di lato mt. 2,30 per mt. 1,80 e in altezza mt. 3,50 al culmine, con tetto a due spioventi. Costruita in mattoni e intonacata, la facciata è in stile rinascimentale con il timpano e due lesene, la porta in ferro e lunetta fissa.
Nel 1999 lo stato esterno di questo pilone era assai precario. All’interno, sulla parete di fondo una pittura con la Madonna ma indecifrabile per il resto. Su una parete laterale si ravvisava la pittura di San Michele arcangelo, e su quella opposta nulla a causa della caduta dell’intonaco. Inoltre, forse per il lento e progressivo allargamento dello stagno che si trova dall’altro lato della strada, la sede di questa si era spostata verso il pilone quasi a toccarne lo spigolo.
Con il consenso del proprietario, il dott. Alberto Cavaglià, ultimo erede della famiglia, e con le debite autorizzazioni, il pilone è stato demolito, e poi con l’opera di volontari, di artigiani specializzati, con il contributo della popolazione dei Favari e con congruo contributo del proprietario medesimo per mantenere il ricordo della sua famiglia, è stato ricostruito copiando fedelmente quello originale.
Al suo interno, restaurata, è tornata la statua della Madonna del pilone originale, rimossa per tema di furto. Sulla parete interna laterale destra vi è l’immagine dell’arcangelo Michele e sull’altra Sant’Ercole vescovo e martire. Questo per desiderio del dott. Cavaglià, perché il nome di Ercole era ricorrente nella sua famiglia.
L’inaugurazione dell’opera è avvenuta il 3 dicembre 2000 alla presenza di borghigiani e autorità.
Pilone dell’Immacolata Concezione

È una piccola edicola metallica proveniente da una demolizione edilizia, recuperata, restaurata e posta su una piccola colonna. Situata in fondo di via Manzoni, adiacente alla recinzione di un condominio. All’interno una statua di Maria Vergine Immacolata con un serpente sotto i piedi; è stata inaugurata nel 2014.
Pilone del Bambino Gesu
E’ situato all’angolo di via Sambuy con via San Salvà, compreso nella recinzione dello stabile numero civico 48 di via Sambuy. E’ una costruzione in muratura a pianta quadrata, con mattoni a vista; il tetto ha due spioventi sormontato da una croce in ferro. Sul davanti l’apertura a volta cilindrica è protetta da un’inferriata e un vetro. Al suo interno, sulla parete di fondo, sono dipinti Maria e San Giuseppe e davanti a loro una statua del Bambino Gesù. I dipinti attuali sono di Padre Sasselli, un gesuita pittore.

Quando i coniugi Anna Bechis e Giovanni Piovano, con intenzione di costruirsi la propria casa avevano acquistato dalla famiglia Razzetti della cascina Cabanone un appezzamento di terreno sul quale risultava situato questo pilone, avevano ricevuto da quella famiglia la raccomandazione di mantenere e curare tale pilone.
Questo era situato proprio sul bordo della strada e venne danneggiato in modo irrimediabile da un automezzo in transito. Allora i proprietari, Anna e Giovanni, con le debite autorizzazioni hanno deciso di ricostruirlo arretrandolo dal ciglio stradale. Questo perché gli abitanti della zona nel mese di maggio ed anche al sabato e alla domenica avevano l’abitudine di riunirsi per recitare con Anna il Santo Rosario. Questo assembramento causa l’aumentato traffico stradale poteva costituire pericolo per i devoti.
Il pilone che si presenta ora ai nostri sguardi è una copia di quello originale. Reca due date sul timpano, 1898–1991. La seconda corrisponde all’anno della ricostruzione con spostamento, mentre non si conosce quale evento indichi la prima.
Conosciamo invece la storia del territorio sul quale sorge. Nel 1804 durante il governo francese, il sig. Giuseppe Rignon, banchiere torinese, aveva acquistato parte del grande caseggiato di Ponticelli e dei terreni circostanti. I suoi eredi con altri acquisti avevano formato un notevole possedimento terriero. Tale possedimento nel 1832 venne acquistato dalla regina Maria Cristina di Borbone, vedova di S. M. il Re di Sardegna Carlo Felice di Savoia, e diviso in cinque cascine, una delle quali era la Cascina Cabanone o San Carlo.
Dopo la morte della Regina Maria Cristina il 12 marzo 1849, per sua disposizione testamentaria diventa proprietario della tenuta di Ponticelli il conte Filiberto Avogadro di Colombiano. Dopo alcuni ulteriori passaggi di proprietà, l’intera tenuta reale è acquistata da Sacerdote Emanuel, banchiere di Chieri, il quale negli anni seguenti fraziona case e terreni per venderli a numerosi acquirenti privati.



