A cura di Carlo Smeriglio
- Nicchia di Sant'Antonio
- Nicchia della Madonna delle Grazie
- Nicchia di Santa Caterina da Alessandria
- Nicchia di San Giuseppe
- Nicchia dell'Immacolata Concezione
- Nicchia del Sacro Cuore di Gesu
- Nicchia di San Giovanni Evangelista
- Nicchia di Maria Ausiliatrice
- Nicchia di San Carlo Borromeo
- Nicchia di San Espedito
Nicchia di Sant’Antonio

Una nicchia quadrata, chiusa con una grata di ferro e vetro, ricavata nel muro dello stabile numero 21 di via Torino.
vi è una statua che rappresenta Sant’Antonio che tiene in braccio Gesù Bambino. Sono presenti quadretti ex voto e mazzetti di fiori.
Di proprietà privata.
Nicchia della Madonna delle Grazie
“Marghitin”, una donna di casa Griva, all’inizio del secolo scorso aveva fatto un voto e voleva scioglierlo.
La donna aveva dunque attaccato il cavallo al biroccio, un carro leggero a due ruote che i contadini a quel tempo usavano per portare merci e persone (si può dire che fosse la loro “carrozza”). Marghitin aveva poi messo due sedili e con altre donne era partita alla volta di Torino. Lì scelsero una statua rappresentante la Madonna delle Grazie ed presero la via del ritorno, con la statua avvolta in molte coperte che si erano portate appresso proprio per proteggerla dagli inevitabili scossoni causati dalle strade sconnesse. Erano giunte a casa sicuramente contente e con la statua integra, che fu posta in una nicchia, proprio quella che vediamo oggi nello stabile al n. civico 15 di via Garibaldi.

Anche questo segno, come molti altri, è una dimostrazione di fede e una testimonianza di una grazia chiesta e ottenuta. Anche i nuovi proprietari dello stabile hanno conservato la nicchia e la statua; davanti ad essa nel mese mariano si recita il S. Rosario.
Il titolo “Madonna delle Grazie” presenta la Vergine Maria come Regina delle Grazie. Dichiariamo la pienezza della sua grazia anche con la preghiera che le rivolgiamo, e riteniamo immenso il suo potere di intercedere per noi presso Dio. Anche la teologia cattolica ritiene che Dio non neghi nulla alla Santissima Vergine.
La sua festa è stabilita dalla Chiesa il 31 maggio con la Visitazione di Maria ad Elisabetta. Molte chiese e patronati hanno questo titolo, come la vicina Città di Chieri, che ogni anno onora la Vergine delle Grazie con grandi festeggiamenti, in memoria del voto fatto durante l’epidemia di peste del 1630.
Nicchia di Santa Caterina da Alessandria
Con la ristrutturazione di un fabbricato del Tetto Nuovo, sul muro volto a levante è stata ricavata una nicchia e sul fondo di essa è stata dipinta un’immagine di Santa Caterina da Alessandria, santa e martire. Di stirpe regale, Caterina nacque ad Alessandria nel 287 e fu martirizzata nel 305. Molto tempo dopo, tra storia e leggenda, fu scritta la sua passione. Ebbe inizio quando giunto ad Alessandria, il governatore Massimino ordinò a tutti i sudditi di immolare tori e uccelli agli dèi. Caterina diciottenne egiziana, incitò i cristiani a resistere e pubblicamente esortò l’imperatore a conoscere il Dio creatore del mondo.

Oggi molte chiese sono dedicate a questa santa, e molti dipinti di autori famosi riportano momenti del suo supplizio. L’iconografia la rappresenta a volte con abiti regali e con la corona in testa o tra le due ruote appuntite. I suoi attributi sono la palma, la ruota con punte, il libro a indicare la sua sapienza, la spada causa della sua morte.
E’ invocata come patrona dai filosofi, dagli scolari e studenti di teologia, dai prigionieri, dai costruttori di ruote e dalle ragazze da marito. In Francia e poi in Italia, è stata assunta come patrona dalle giovani apprendiste sarte e modiste, le quali da allora furono denominate “caterinette” ed hanno ancora oggi la loro celebre festa. La Chiesa Romana la ricorda il 25 novembre.
Da noi, un tempo si cessava di portare le mucche al pascolo verso la fine di novembre e si diceva appunto: “a Santa Catli’na-stala la buci’na”. Vale a dire che attorno a quella data le mucche iniziavano a stare nella stalla per trascorrere l’inverno. I nomi di santi ricorrevano sovente nei detti e proverbi popolari. Era anche un modo per ricordarli.
Nicchia di San Giuseppe

Si tratta di una piccola edicola, posta su un piedistallo, contenente una statua di san Giuseppe. È situata nel giardino dello stabile di via Dott. Filippo Cavaglià n. 94, vicino alla recinzione. Un tempo era posta all’interno e non visibile dalla strada. Reca una data, 1938, probabile anno di costruzione. Un tempo in molte case era presente, non sempre visibile dall’esterno, qualche immagine del santo, scelto per la fede e la fiducia nella sua intercessione presso Dio a protezione di chi vi abitava.
Per esempio, in quasi tutte le stalle vi era l’immagine di Sant’Antonio abate circondato da animali domestici.
Nicchia dell’Immacolata Concezione

Durante i lavori di ristrutturazione dello stabile in via Minocchio numero 48, venne riscontrato in un punto del muro esterno, all’altezza del secondo piano, l’esistenza di un’intercapedine. Aperta, è apparso un vano di 60×120 cm circa, avente: sul fondo una pittura della Madonna, in alto il simbolo dello Spirito Santo e una data, 1902.
La pittura risultava ben conservata, non si conosce il motivo di essa. Il vano oggi risulta rifinito e l’immagine è in vista.
Nicchia del Sacro Cuore di Gesu
Nel tratto di via Filippo Cavaglià, percorso attualmente dalla processione del Corpus Domini, sovrastante l’arco del portone di ingresso al numero civico 16, campeggia una nicchia cilindrica ad asse verticale, terminante con una semicalotta.

All’interno di essa una statua del Sacro Cuore di Gesù, protetta da una porta a vetro. In origine vi era soltanto un quadro con l’immagine dipinta. Giovanni Griva (il nonno di don Giovanni) durante la prima guerra mondiale aveva due figli sotto le armi, quindi come molti altri soldati essi erano in pericolo di vita. Pregando per loro, aveva anche fatto voto che, se fossero tornati sani e salvi da quella terribile guerra che causava tanti lutti, avrebbe sostituito il quadro con una statua per dare maggior risalto al segno sacro e rendere testimonianza. I figli tornarono e Giovanni mantenne la promessa, costruendo una nicchia in grado di contenere la statua di notevoli dimensioni che vediamo oggi.
La devozione al Cuore di Gesù, come riconoscimento dell’amore del Salvatore per gli uomini, è sempre esistito nella Chiesa sotto diverse forme. Alla beata Maria Margherita Alacoque (1647 – 1690), nelle varie apparizioni e rivelazioni, Gesù indicò la devozione della Comunione al primo venerdì di ogni mese, e di onorare il suo cuore con una festa particolare il venerdì dopo il Corpus Domini. La santa, nel 1686, rese pubblica la festa e diede inizio a un movimento che non si arrestò più; finalmente nel 1765 venne decretata la festa del Sacro Cuore di Gesù, che ricorre il venerdì dopo quella del Corpus Domini
A Santena nel 1948 fu istituita la Lega di Perseveranza, una funzione che iniziava alla sera del primo giovedì di ogni mese e si completava il giorno seguente con la Messa delle ore 6 e la Comunione generale.
L’iconografia presenta quasi sempre la figura del Salvatore con sul petto un cuore ardente sormontato da una croce.
La statua della nicchia di via Cavaglià è stata recentemente restaurata a cura della famiglia Griva e la nicchia provvista di illuminazione. Presso questo segno sacro, alla sera della domenica seguente la festa del Corpus Domini, si recita il Santo Rosario, con musica e canti, e vi partecipano anche fedeli di Trofarello, ex parrocchiani di don Giovanni. Segue poi un momento insieme con rinfresco offerto dalla famiglia Griva.
Nicchia di San Giovanni Evangelista

In uno stabile di via Marconi numero 25 si trova una nicchia, di circa 1,50 metri, con una statua che rappresenta il Santo, racchiusa di una porticina con rete ben conservato. Non si ricordano particolari devozioni presso questo segno.
Nicchia di Maria Ausiliatrice
In una nicchia quadrata e provvista di sportello con vetro, ricavata nel muro dello stabile n. 64 di via Garibaldi, vi è un dipinto su tela debitamente incorniciato, raffigurante in alto Maria Ausiliatrice e in basso San Giuseppe e una Martire.

Questo dipinto, opera del sig. Pietro Garrone, è una copia della immagine che a memoria d’uomo gli abitanti della Borgata Carolina, e i passanti, erano abituati a vedere sul muro dello stabile situato al lato opposto della stessa via. Presso questa immagine i borghigiani si riunivano per recitare il Santo Rosario. La scomparsa causata dalla ristrutturazione del fabbricato, provocò delle rimostranze da parte dei borghigiani, privati di quel punto dove trovarsi per pregare. Il proprietario offrì il terreno per erigere un pilone votivo. Gli abitanti della zona manifestarono invece l’intenzione di mantenere il segno sacro essenzialmente simile a quello antico, dunque grazie alla disponibilità data dai proprietari dello stabile civico n. 64, al lavoro dei volontari e alla contribuzione di tutti alle spese, è ricomparsa l’immagine.
Così è ripresa la devozione della recita del S. Rosario tutte le sere del mese di maggio, considerata ormai come una tradizione.
Si indica la Martire del dipinto come Santa Carolina, che avrebbe dato il nome al borgo, ma l’unica martire riscontrabile con quel nome è una giovane polacca, morta durante la grande guerra, Carolina Kozka , beatificata da Giovanni Paolo II il 10 giugno 1978. In una carta topografica dell’800, in quella zona è segnata una “Cascina Carolina”, dalla quale forse ha preso nome l’attuale borgo.
Nicchia di San Carlo Borromeo
Sostenuto da una finta colonna alta come la parte superiore della recinzione dello stabile n. 59 di via Badini Confalonieri, vi è un Tabernacolo con all’interno una statua dipinta di San Carlo Borromeo, dei fiori e una lampada votiva sempre accesa; la nicchia è chiusa da una grata metallica.

Anche questo è un ex voto, un segno della fede e della fiducia nella protezione celeste per intercessione dei santi; infatti è stato fatto costruire da Carlo Gaude dopo il ritorno del figlio, militare durante la prima guerra mondiale, scampato ai pericoli.
Carlo Borromeo nacque il 2 ottobre 1538 ad Arona sul Lago Maggiore da Gilberto e Margherita De Medici.
La sua attenzione era stata rivolta anche al sociale, in quanto esistevano 24 luoghi di assistenza a quasi centomila poveri (circa un sesto della popolazione totale), 16 ospizi (per orfani, vecchi e malati, convalescenti, mendicanti, pazzi, pellegrini) che raccoglievano 4500 persone.
Il santo promosse l’erezione di Monti di Pietà, in epoche di carestia procurò generi alimentari, favorì la coltura del mais, che per molto tempo fu la base dell’alimentazione popolare. Aveva anche donato ai poveri le ricchezze di famiglia.
Carlo Borromeo è considerato uno dei più grandi vescovi della storia della chiesa, e i fatti lo confermano. Lasciò la vita terrena il 3 novembre 1584. Fu canonizzato in San Pietro in Vaticano il 1° novembre 1610. In sua memoria, ad Arona, sul Sacro monte di San Carlo, fu costruita una grande statua di 35 metri di altezza totale, composta da lastre di rame sbalzate a martello.
Nicchia di San Espedito
San Espedito è ricordato sul nostro territorio con una nicchia di dimensioni ridotte posta su un muro di recinzione a lato di via Alberassa, in località Tetti Busso. Provvista di porta di chiusura, in origine aveva una statua, poi sostituita con una semplice immagine; attualmente sono presenti sia un’immagine che una statua.

San Espedito appartiene al gruppo dei martiri di MELITENE venerati il 19 aprile. Mancano notizie precise sull’epoca della sua vita e sul suo martirio. Del culto di San Espedito si trova traccia in Sicilia dalla metà del XVIII secolo, specialmente a Messina e Acireale, dove nel 1781 fu proclamato patrono secondario della città e venerato come protettore dei mercanti e navigatori, invocato in generale per il celere disbrigo degli affari.
Nel corso della seconda guerra mondiale, la città di Torino subì numerosi bombardamenti aerei notturni. Gli aerei sorvolavano la nostra zona sia all’andata che al ritorno, lasciando cadere a volte corpi illuminanti e spezzoni incendiari; talvolta arrivavano anche proiettili della contraerea. La gente si ritirava nelle cantine, elevate per necessità al rango di rifugi antiaerei e li, al buio o al lume di qualche candela, si pregava. Una signora intercalava le preghiere dicendo “San Espedito, mandali via” chiedendo al santo proprio l’immediato allontanamento degli aerei.
La nicchia è curata, con lampada e fiori all’interno. Una mensola posta davanti, in basso, consente di mettere fiori o segni di devozioni anche all’esterno.



