La Parola della festa: “Non piangere”
Quella di domenica 5 giugno è una pagina di Vangelo che dovrebbe farci gridare di gioia perché la morte e le lacrime dell’umanità si sono incontrate con la Vita che è Gesù e sono state vinte. Purtroppo il corteo che va al cimitero lo vediamo tutti i giorni e non attira più la nostra attenzione. Sappiamo da sempre che qui sulla terra “si muore”. È sempre stato così e sarà sempre così. Morte naturale, accidentale, violenta, inflitta, individuale, di massa, genocidi, fanno parte della nostra vita quotidiana.
Ma un bel momento cambia qualcosa: arriva Gesù! Lui si manifesta come Figlio di Dio e intanto ci fa capire quanto Dio è attento e pieno di compassione per la nostra sofferenza e per la nostra morte. “Vedendo la madre del defunto, il Signore fu preso da grande compassione per lei”.
È proprio questo il Dio di cui abbiamo tutti bisogno e che ci aspettavamo. In tutta la storia umana non mancano pagine sublimi sulla sofferenza e sulla morte. Tutti invitano alla pazienza, ad accettare la situazione, a confortarci con i ricordi, ma nessuno può dire: “Non piangere più!”, come ha detto Gesù. Ciò che nessun altro può fare, Gesù lo fa!
Il “non piangere” detto da Gesù significa infatti: “Se tu credi che io posso fare questo, scompariranno tutte le tue lacrime nella gioia eterna del mio regno!”.
Poi Gesù ha detto l’ultima parola definitiva: “Ragazzo, dico a te, alzati”, che gli ha ridato la vita. Ed è una parola che Gesù continua a dire a ciascuno di noi se vogliamo “risorgere dal male e dalla morte”. Alzati dal peccato, dalla pigrizia, dall’amore per le cose solo materiali, dall’adorare te stesso o cose che non hanno valore, dal riconoscere Dio quello che non è. Ricomincia a camminare verso di me, non sbagliare più tante strade. Imbocca quella dell’amore e non lasciarla più, perché non avvenga di peggio. E cosa c’è di peggio che vivere un’eternità lontani da Dio?
don Lio De Angelis







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