La Parola della festa: “Ma io vi dico”
Oggi, sesta domenica del tempo ordinario, la parola chiave di Gesù è: «Ma io vi dico». Nella confusione, che ci circonda ogni giorno, di parole dette, scritte, ascoltate, urlate, queste quattro parole sono sempre usate da moltissimi personaggi della cultura, della politica, e soprattutto da quelli che credono di saper risolvere tutti i problemi: sono coloro che Gesù chiamava “falsi profeti”, quelli che dicono sempre: “Ascoltate me!”.
Quante volte ci siamo lasciati suggestionare da chi faceva la voce forte. Quante volte basta un grande personaggio della Tv o uno che scriva un articolo o faccia un discorso, uno che avvince ed incanta, perché molte persone dicano subito: “L’ha detto lui!”.
Allora dobbiamo convenire che noi cristiani dovremmo essere più seri con il Signore e con la sua Parola. Nella sua infinita bontà, Dio si è rivelato a poco a poco, dando agli uomini il tempo di assimilare gradualmente realtà alle quali la loro sola intelligenza non arrivava. La pienezza della rivelazione divina è avvenuta con Gesù: per questo egli precisa nel vangelo di oggi di non voler cancellare «la Legge o i Profeti», cioè quelli che hanno parlato prima di Lui, ma di perfezionarli.
E porta subito quattro esempi, relativi alle norme che i suoi ascoltatori già conoscevano, circa l’omicidio, l’adulterio, il divorzio e i giuramenti. Gesù ci fa capire che il male che fai, prima di essere fuori di te, è già dentro di te e fa già male a te. Ci insegna che l’etica, la morale profonda, nasce dall’interno della tua coscienza, prima che tu compia l’azione. È lì che dobbiamo lavorare; e se non ci impegniamo a quel livello, i nostri sforzi di migliorare non serviranno a niente. Se Dio ci chiede cose simili, anche se sembrano difficili, è soltanto per riempirci il cuore di gioia, per essere veramente puri di cuore, giusti e figli suoi. E tutti abbiamo bisogno di questa gioia.
don Lio de Angelis







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